Dialogo di Tristano e di un amico e I'ultima delle Operette morali. In Tristano si da forse la piu esplicita incarnazione del punto di vista dell'autore. Nelle battute pronunciate da Tristano si possono cosl rintracciare gran parte delle idee leopardiane sull'infelicita umana.
Glenn Gould e il protagonista del romanzo Il soccombente dell'austriaco Thomas Bernhard (1931-1989). Il lungo e contorto monologo del pianista fallito Glenn fa pensare a un nuovo Tristano.Qui di seguito trovi alcuni brani estratti dal romanzo.
Ciò che lo affascinava erano gli esseri umani nella loro infelicità, non lo attraevano le persone in sè, ma la loro infelicità, e l'infelicità la coglieva dovunque ci fossero delle persone, pensai, era avido di persone perchè avido di infelicita. L'uomo è l'infelicita, diceva di continuo, pensai, solo gli imbecilli affermano il contrario. Essere partoriti è un'infelicita, diceva, e fintanto che viviamo ci portiamo appresso questa infelicità, che soltanto la morte può spezzare (p. 74).
In fondo io odio la natura, diceva continuamente. Io questa frase I'avevo fatta mia, me la dico tuttora e, credo, me la diro per sempre, pensai. La natura eè contro di me, diceva Glenn, intendendo la cosa come la intendo io, che pure questa frase me la dico di continuo, pensai. La nostra esistenza consiste nell'essere e nel lottare perennemente contro la natura, diceva Glenn, lottiamo contro la natura fino a quando rinunciamo a questa lotta perche la natura è piu forte di noi, noi che per arroganza ci siamo trasfonnati in un prodotto artificiale (p. 92).
Il mio più ardente desiderio, così lui, era di star seduto nella cattedrale di Santo Stefano fino al momento in cui fossi caduto a terra morto stecchito. Ma la cosa non mi riuscì, benchè mi fossi molto concentrato su questo desiderio. Non avevo la possibilità di concentrarmi su questo mio desiderio fino al limite estremo, disse, e i nostri desideri si realizzano solo se su di essi ci concentriamo fino al limite estremo. Fin dall'infanzia aveva coltivato il desiderio di morire, di togliersi la vita, come si suol dire, però non si era mai concentrato su questo suo desiderio fino al limite estremo. Non era riuscito a rassegnarsi al fatto di essere stato partorito in un mondo che in sostanza e fin dall'inizio lo aveva sempre disgustato in tutto e per tutto. Poi era cresciuto e aveva creduto di poter uccidere in sè questo desiderio, pensava che esso ad un tratto sarebbe svanito, invece questo desiderio era diventato di anno in anno piu intenso, anche se, così lui, l’intensità e la concentrazione su questo desiderio non erano giunte al limite estremo. La mia inesauribile curiosità ha impedito il mio suicidio, così lui, pensai. Noi non perdoniamo al padre di averci fatti, alia madre di averci gettato nel mondo e alla sorella di essere la perpetua testimone della nostra infelicità. Esistere, in sostanza, non significa nient'a1tro che questo: essere disperati, così lui. Mi alzo, penso con ribrezzo a me stesso e tutto ciò che mi aspetta mi fa orrore. Mi sdraio sul letto, non desidero nient'altro che morire, non svegliarmi più, poi invece mi risveglio e l' orrendo processo si ripete, seguita a ripetersi per cinquant'anni, cosl lui. Pensare che per cinquant'anni non abbiamo nessun altro desiderio se non quello di essere morti, eppure seguitiamo a vivere e non possiamo farci niente perchè siamo incoerenti da cima a fondo, così lui (pp. 56-57).
T. Bernhard,Il soccombente,Adelphi, Milano 1985
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